I genitori hanno cercato di escludere una ragazza in sedia a rotelle dal ballo di fine anno: quello che è successo quella notte è stato puro karma.

Dopo l'incidente, Ellen non avrebbe mai immaginato di andare al ballo di fine anno. Poi il suo migliore amico le promise che avrebbe ballato con lei se ci fosse andata. Quello che nessuno le disse era che qualcuno aveva già messo in atto un piano per assicurarsi che non varcasse nemmeno la soglia.

L'incidente è avvenuto di martedì a ottobre, un dettaglio che ti rimane impresso: l'assoluta normalità di quel giorno.

Ellen aveva 17 anni ed era passeggera in un'auto guidata da qualcuno che aveva bruciato un semaforo rosso. Si svegliò tre giorni dopo in una stanza d'ospedale con la madre che le teneva la mano e un medico che le spiegava, con delicatezza e competenza, che il suo midollo spinale era stato danneggiato e che la sua vita, d'ora in poi, sarebbe stata diversa da quella che aveva immaginato.

Il suo cervello era completamente intatto.

Era quello che la gente diceva sempre, quasi fosse una frase di conforto: "almeno la tua mente sta bene".

Ellen capì cosa intendessero e ne fu grata, ma allo stesso tempo trovò la situazione silenziosamente estenuante, perché essere pienamente presente mentalmente pur perdendo l'indipendenza fisica significava vivere ogni perdita con assoluta lucidità e senza alcun filtro.

Ha trascorso gran parte dell'anno in riabilitazione e a casa, osservando da lontano lo svolgimento del suo terzo anno di liceo in sua assenza.

I suoi compagni di classe le mandavano messaggi sporadicamente, si facevano meno visita e gradualmente riprendevano il normale ritmo delle loro vite, come succede quando la tragedia di qualcun altro non li riguarda direttamente.